"Presso Iseo a mezzodì ed occidente stendesi la palude
della Lama, nella quale si compose torba d'uno spessore medio di tre
metri e per un'estensione di due chilometri quadrati ".
Con queste parole descriveva nel 1874 Gabriele Rosa la torbiera,
ovvero il rarissimo esempio di ambiente intermorenico palustre,
racchiuso tra le due cerchie Timoline-Provaglio e Clusane-Iseo,
entrambe risalenti all'ultima glaciazione e testimonianza di due
periodi di sosta della lingua glaciale in via di ritirata. La prima
cerchia, che è la più esterna, va da Colombaro a Provaglio, con due
lobi, separati da una rientranza verso nord. La seconda cerchia, ossia
una fascia sopraelevata non più di 10-20 metri sul livello del lago,
corre da Clusane a Iseo, a ovest del quale si trova un punto di unione
tra gli specchi d'acqua della torbiera, del lago e della cosiddetta
Lametta, una seconda torbiera di dimensioni minori.
Il territorio, attualmente vincolato a Riserva, ricade nell'ambito
territoriale di tre Comuni: Cortefranca, Iseo, Provaglio ed ha una
superficie di circa 2 Km quadrati.
Per capire le origini di questo eccezionale scenario paesaggistico
bisogna ritornare all'ultima glaciazione (Wurm), la quale ritirandosi,
lasciò una zona paludosa con fondali bassi dove crebbe una ricca
vegetazione acquatica che, con l'andar del tempo, formò un deposito
torboso di spessore variabile fra i due e i cinque metri.
Alla fine del Settecento la torbiera era una vasta prateria formata da
suoli acquitrinosi, detti "Lame", o "terreni lamivi", dove cresceva
una magra vegetazione di erbe dure e taglienti, periodicamente
inondata durante le piene del lago.
Lo sfruttamento della torba come materiale combustibile risulta
sperimentato in alcune filande iseane già nel 1794, ma il suo impiego
sistematico si ha dal 1862 (come riporta il Rosa), quando la società
torinese "Società Italiana Torbiere" acquista una porzione della zona.
La destinazione del prodotto a filande, ferriere e fornaci, chiarisce
il rapporto tra la torba e la nascente industrializzazione locale.
Notevole è l'incremento del suo utilizzo tra la fine dell'Ottocento e
la Prima Guerra Mondiale, per poi affievolirsi, sicche' attorno al
1940 si può dire che circa tre quarti di Torbiera siano già scavati,
creando così quella disposizione di grandi vasche rettangolari,
separate da sottili strisce torbose, che oramai caratterizza
l'ambiente.
Parallelamente allo sfruttamento di alcune parti, nel corso dei
decenni, le zone già utilizzate riacquistarono fauna e vegetazione
paragonabili a quelle di una normale palude costiera: si è tornati
così alle condizioni originarie dell'immediato periodo post-glaciale,
appena prima che la vegetazione ricominci il ciclo che porterà di
nuovo ad "intorbare" gli specchi d'acqua.
Interessanti sono gli studi archeologici che tutt'oggi interessano
archeologi italiani e stranieri e che prendono avvio in concomitanza
con l'inizio dell'estrazione sistematica della torba, quindi dalla
seconda metà dell'Ottocento.
Scritti del Rosa, del Castelfranco e del Ruffoni, precedono i
ritrovamenti del Dajelli e del Biagi, entrambi nel territorio di
Provaglio d'Iseo:
il primo ipotizzando una stazione palafitticola, il secondo una
stazione mesolitica.
Gli oggetti ritrovati sono numerosi, di vario materiale e diversa
datazione: dai reperti di selce scheggiata risalenti al mesolitico a
quelli fittili, litici e metallici legati all'età del Rame e del
Bronzo.
Ricchissima è la tipologia: arnesi per la caccia, la pesca, strumenti
per sgrassare le pelli, punte, frecce, coltelli, frammenti di
terrecotte e altri ancora.
Ipotesi ancora aperte riguardano l'esistenza di abitazioni lacustri:
nelle caverne dei monti vicini o su palafitte.
Un progetto Netcities di Cesare Piccinelli - P.Iva 03552050175
Per comunicare con il webmaster
info@infranciacorta.com
I Loghi ed i Marchi Registrati sono di proprietà dei diretti intestatari. Gli articoli sono di proprietà degli autori.