L'Abbazia di San Nicola venne fondata nel sec. X da Ottone di
Cluny.
Nel 1446 fu consegnata ai monaci dell'Ordine Benedettino del Monte Oliveto
Maggiore di Siena, i quali si operarono nella ristrutturazione degli edifici e
nella bonifica dei territori circostanti di proprietà dell'abbazia, costituendo
vere e proprie aziende agricole. Venne ampliata la chiesa e furono costruiti i
chiostri: il più antico è quello occidentale; della fine del 1400 è quello
orientale con pregevoli decorazioni in cotto smaltato; rifatto nel 1560-70 a
causa di lavori di ampliamento, è quello attiguo alla chiesa, detto della
Cisterna.
In facciata si possono ammirare un elegante portale, un protiro e una
decorazione ad archetti in ceramica colorata.
L'interno, ad una navata, presenta una decorazione settecentesca ad affresco su
volte e pareti. Il secondo altare di sinistra ospita un'importante tela del
Moretto (1545) raffigurante i Santi Pietro e Paolo; interessanti sono anche gli
stalli del coro intarsiati nel 1480 da Cristoforo Rocchi e gli affreschi della
volta della sagrestia, opera di Gian Giacomo Barbelli.
Dalla sagrestia si passa al Chiostro della Cisterna, da cui si accede alla Sala
del Capitolo, che ospita un Cristo Risorto di Pietro da Marone del 1599 e
all'antirefettorio affrescato da Lattanzio Gambara nel 1570, con temi
dell'Apocalisse ed episodi del Vecchio Testamento. Da qui si passa al
Refettorio, che ospita un'importante Crocifissione di scuola foppesca.
Nell’abbazia lavorò anche Romanino, ma i suoi affreschi vennero nel 1864 e da
allora conservati alla Pinacoteca di Brescia. Con il dominio napoleonico
l'abbazia venne abbandonata e trasformata in fattoria. Nel 1969, su espresso
desiderio di Papa Paolo VI, i monaci olivetani ritornarono all'abbazia e si
dedicarono al recupero del complesso sia dal punto di vista architettonico che
religioso.
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